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Quante volte ci è capitato di dire o sentir dire che il futuro è nelle mani dei giovani?

Questa espressione, ormai diventata una cantilena, per chi ha i capelli grigi come me, risuona come un monito di responsabilità nei confronti di una generazione, quella dei “digital addicted” (volgarmente chiamati i compulsivamente tecnologici), molto spesso stigmatizzata in negativo.

I nostri giovani sono immersi in un secolo di cambiamenti repentini, dove le differenze generazionali diventato sempre più profonde, tanto da far sì che gli stessi Millenials (i giovani dai 19 ai 34 anni) e i loro predecessori, i Baby Boomers (ossia la mia generazione), risultino più distanti di quanto siano in realtà.

Per questo motivo, inserendo la problematica nell’ambito del retail, mi sono posto diversi interrogativi, tra cui principalmente:

  1. Nonostante le differenze, i Millenials hanno ancora lo spirito imprenditoriale della nostra generazione, quella dei Baby Boomers?
  2. Sono ancora interessati ad aprire attività commerciali, a gestire un negozio fisico o ancor meglio a portare avanti un’attività familiare in quest’ambito?
  3. Commercianti si nasce o si diventa?

Sono delle domande che mi balenano in testa da un po’, soprattutto dopo aver letto la ricerca dell’Ipsos sui giovani e il loro futuro.

dal Panel Ipsos Indagine Giovani* il capro espiatorio della svogliatezza giovanile risulta essere in particolar modo uno: la crisi

Nell’analisi si specifica come questo stato sociale dilagante limiti la loro spensieratezza e di conseguenza, la loro voglia di rischiare, di mettersi in gioco e di portare avanti investimenti economici troppo azzardati.

Il livello molto alto di inattività giovanile è quindi dovuto a quello stato di inquietudini tipico della nostra contemporaneità, dove la disoccupazione e la precarietà compromettono non poco gli stimoli e la fiducia verso il prossimo.

Ad affiancarli c’è un altro fattore di squilibrio, quello che la ricerca Ipsos definisce iperstimolazione.

Dunque, i giovani sono immersi in una pluralità di punti di vista, una moltitudine di stili e iniziative tra cui non riescono a scegliere e che di conseguenza li disorienta.

ciò comporta una mancanza di fiducia e un’assenza di punti di riferimento credibili

Un’analisi illuminante, davvero!

Di certo però, non si può definire incoraggiante.

Fortunatamente, poco dopo averla letta, mi sono imbattuto in un articolo altrettanto interessante  e di tutt’altra verve, che è riuscito a risollevare il mio stato d’animo.

A quanto pare, secondo le statistiche della Camera di Commercio di Milano, un terzo delle nuove imprese italiane iscritte nel 2017 è di under 35.

sono proprio i Millenials, dunque, a fare ancora impresa in Italia, con ben 21 mila iscrizioni nel settore del commercio

A questo punto, un bagliore di speranza si accende in me. Altro che cervelli pigri o in fuga, i giovani forse ci somigliano più di quanto crediamo e ad essere cambiato invece è solo il contesto.

Il mondo che ci circonda è ormai affetto dalla sindrome della contraddittorietà: da una parte, ci propone potenzialità e strumenti infiniti per realizzarci e dall’altra, cerca in tutti i modi di scoraggiarne l’utilizzo.

Nonostante ciò, lo spirito del mercante, risalente al Medioevo e al Rinascimento, è ancora permeato nell’animo dei Millenials, probabilmente anche grazie a noi Baby Boomers e al modo in cui abbiamo tramandato questa passione dalle radici antiche.

Il problema fondamentale è che, pur essendo ancora presente, questo spirito si è modificato, trasformandosi in qualcosa di più complesso ma anche più proficuo.

L’ostacolo maggiore è quello di comprendere ed ammettere che le cose sono cambiate e muoversi affinché il nostro duro lavoro non si dissolva nel nulla.

Ciò che servirebbe è dunque un’alleanza generazionale.

La tecnologia digitale ha fatto sì che il futuro, quello tradizionale, non esista più. Il tempo scorre veloce, al fianco dei cambiamenti e tutti noi dobbiamo stare al passo, affinché il passato non ci inghiotta.

Dunque, la nostra responsabilità sta nel riuscire a canalizzare tutto il potenziale dei giovani, in primo luogo dandogli il buon esempio.

aprire un’attività commerciale non è semplice di questi tempi

Aprire un’attività commerciale non è semplice di questi tempi, ma qualsiasi cosa diventa difficile senza la passione, l’intraprendenza, lo spirito di sacrificio e ovviamente la volontà di trasformarsi.

Il negozio fisico non è in pericolo, rimane un punto di riferimento importante per ogni consumatore e l’e-commerce e più in generale la tecnologia, non potranno mai riuscire ad oscurarlo.

Anzi, entrambi sono destinati a camminare su due rette parallele che si incontrano solamente nella possibilità di incrementare le vendite e aumentare la credibilità di una qualsiasi attività.

Proprio per questo motivo, sono giunto ad una conclusione:

il più grande nemico del negozio fisico siamo noi, quelli dai capelli grigi!

Non sono i giovani, né tanto meno la tecnologia, sono coloro che non riescono ad accettare il cambiamento e a mettersi in gioco.

“L’arrogante, materialista e svogliata” (come si sono autodefiniti nella ricerca) generazione dei Millenials, questo lo sa bene.

La strada più giusta da percorrere è quella della collaborazione tra “old school” e “new school”, conservando tutto ciò che di più prezioso il passato ci ha conferito ed affiancarlo a tutti gli strumenti che le nuove tecnologie ci propongono.

quindi non farti oscurare dalle nuove tecniche di commercio, ma posizionati al loro fianco

Ora non sentirti affranto, rimettiti in gioco per non restare indietro. La tua impresa commerciale o il tuo punto vendita aspettano di essere portati a nuova vita, con una strategia di successo!

Se desideri parlare con me di come affrontare l’introduzione di un nuovo modello di business per la tua attività commerciale, più adeguata ai tempi, contattami.

Giorgio

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(*) Indagine “Rapporto Giovani” sulla condizione giovanile in Italia condotta da Ipsos per conto dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Milano.